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  • Lux Made In, il primo distretto digitale del lusso
E’ nato il primo distretto digitale per gli orafi italiani. L’idea geniale è venuta a Filippo Maria Capitanio e Giorgio Isabella, due giovani imprenditori che dopo aver studiato il mercato del lusso hanno deciso di mettere a disposizione delle imprese il proprio ingegno per aiutarle a vendere e farsi conoscere anche al di fuori dei confini nazionali.

Filippo Maria è nato a Milano 28 anni fa, ma ha vissuto tra la capitale ed il capoluogo meneghino anche per via del lavoro del padre, per anni apprezzato amministratore delegato della maison Valentino. “Ho girato parecchio in vita mia. Roma, Milano ma anche all’estero – ci racconta Filippo Maria – dove ho studiato International Management alla Link Campus University”.
“Da sempre ho avuto la passione per le nuove tecnologie e l’innovazione. Durante il tempo libero mi divertivo a sviluppare siti web, con la speranza che un giorno queste competenze mi sarebbero state utili per lanciare un progetto imprenditoriale tutto mio. Ricordo che passavo le giornate ad immaginare come organizzare il mio gruppo di lavoro” – ci confessa con orgoglio.
Filippo, al termine dell’Università, vince una borsa di studio per frequentare un master MBA alla Link Campus University, ed è durante le giornate trascorse in aula che conosce quello che diventerà il suo socio,Giorgio Isabella.

Giorgio è un ragazzo calabrese al cento per cento, membro della quarta generazione di una delle famiglie di gioiellieri più antiche di Crotone e con esperienze nel marketing di Bulgari, Unilever e Sarah Lee. Li accumuna il gusto per le cose belle e lo studio.
“Fare amicizia è stato un attimo – ci racconta Filippo – ed abbiamo iniziato a preparare insieme la tesi finale del nostro Master: una ricerca riguardante il Digital Luxury nei mercati emergenti e delle nuove frontiere per i beni di lusso personali Made in Italy”.

“Dai dati in nostro possesso è emerso a poco a poco un quadro molto interessante, in particolare, confrontando il mercato dei gioielli con l’utilizzo del web come strumento di vendita. Su 40.000 imprese attive in Italia, ben il 90% esportavano la propria produzione per un valore complessivo di 6 miliardi di euro, ma solo il 34% promuovendosi attraverso un sito internet e soltanto il 13% utilizzando il canale di vendita on line”.
“Incuriositi ci siamo messi ad analizzare i dati ed abbiamo capito che lo scarso utilizzo dell’e-commerce era probabilmente dovuto all’esigua grandezza delle imprese, composte in media da solo 4 addetti e dalla frammentazione di quest'ultime. Stiamo infatti parlando di imprese di piccole dimensioni, nelle quali manca una struttura dedicata per gestire la presenze e la vendita online in modo efficace”.

Il mercato mondiale della gioielleria è d’altronde ancora oggi per l’80% unbranded. Ed è proprio da queste considerazioni che prende l’avvio l’idea imprenditoriale di Filippo Maria e Giorgio.
“Io e Giorgio abbiamo pensato: perché non mettere insieme queste piccole realtà, queste eccellenze del made in italy, creando una catena di valore capace di affermarsi e vendere all’estero tramite una apposita piattaforma di e-commerce da noi creata?”.
“Il primo passo è stato fondare l'Associazione Giovani Gioiellieri d’Italia – continua Filippo - un network digitale riservato agli artigiani, creativi, subfornitori e terzisti del settore, tutti rigorosamente under 45, che lavorano in proprio o in Pmi, per condividere esperienze, progetti, ed informazioni. Con l'Associazione abbiamo creato un network di 305 imprese, il 12% delle quali con sede nel Lazio”.
Successivamente abbiamo pensato anche ad una iniziativa commerciale ed “abbiamo così dato vita al primo distretto digitale del gioiello made in Italy, una piattaforma che racconta il gioiello fatto in Italia. Nel maggio 2013, dopo aver trovato un investitore che ha sostenuto la nostra idea, abbiamo lanciato il progetto Lux Made In”.

Attualmente la società è composta da 7 persone, compresi 3 programmatori, 1 grafico, 1 persona che si occupa di marketing e comunicazione. Ma contano di crescere ulteriormente.

Come funziona il portale?
“Tramite la piattaforma luxmadein.com – ci spiega Filippo - siamo in grado di offrire servizi per la vendita all’estero senza che l’impresa debba preoccuparsi di nulla. Seguiamo infatti tutto il processo di vendita: dopo la pubblicazione del catalogo dei prodotti, ci occupiamo di registrare le richieste, di spedire le merci, provvediamo ad incassare, ci occupiamo degli aspetti di marketing e del customer service. Tratteniamo solo il 15% su quanto viene effettivamente guadagnato dall’impresa”.
La selezione delle aziende è rigorosa. Un comitato tecnico dell'Associazione Giovani Gioiellieri d'Italia seleziona i gioiellieri valutando il background e i prodotti. Il catalogo che viene inserito nella piattaforma è per il momento solo in italiano e inglese perché il sito si rivolge essenzialmente al mercato europeo, ma l’obiettivo è quello di aggredire anche i Paesi extra UE, dove il made in Italy è particolarmente apprezzato.

In breve tempo la piattaforma è diventata un punto di riferimento dell’eccellenza made in Italy per quanto riguarda il settore LUX.
“Ci siamo fatti subito valere, con pazienza e determinazione, anche mediante iniziative ed esperienze personali. Giorgio ad esempio ha vinto un concorso indetto da Google per le eccellenze in campo digitale. Ed è stato per noi una cosa molto importante, perché ci ha permesso di farci apprezzare come start up innovativa a livello mondiale, e di entrare a far parte di un network di imprese in contatto con Microsoft” .
“Molto spesso leggo di persone che si lamentano di non poter fare impresa nel nostro Paese. Io non sono d’accordo. Certo, le difficoltà non mancano, soprattutto per quanto riguarda la mancanza di finanziamenti, ma posso assicurare che se uno vuole andare avanti il modo per affermarsi lo trova. Occorre avere il coraggio di continuare. Facile essere motivato quando si inizia una avventura. Il punto è continuare la corsa anche quando sembra che manchi il fiato”.

Dopo 2 anni, Filippo e Giorgio hanno deciso di replicare questo modello anche per il mercato agroalimentare.
“Ci siamo incontrati con i Giovani di Confagricoltura ed abbiamo dato vita ad un nuovo progetto, Food Made In. L’idea è piaciuta così tanto a Confagricoltura che ha deciso di inserirla tra le iniziative di ‘Expo…anch’io’, come vetrina per le aziende ed i prodotti italiani nel mondo”.
Ad oggi si sono iscritte al portale foodmadein.com 155 imprese italiane (il 20% laziali), ma le adesioni sono solo all’inizio.
“Vogliamo diventare il punto di riferimento delle imprese di eccellenza italiane, sia nel campo del LUX che del FOOD, ma non vogliamo diventare dei grandi distributori. Vogliamo creare qualcosa che non sia solo nostro, ma soprattutto che sia utile per gli altri”.
“Sai però qual è la cosa che mi gratifica di più?” - ci dice Filippo al termine dell’intervista - “è assistere al successo di una idea imprenditoriale. Il merito va condiviso con tutte quelle persone che hanno creduto possibile inseguire il sogno insieme con me. Da un foglio bianco è bello vedere che nasce qualcosa”.
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